Scherzi a Parte e l'eterno ritorno: perché Canale 5 non può farne a meno
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Scherzi a Parte è uno dei titoli storici di Canale 5 che ritorna periodicamente, a distanza di qualche stagione.
Pur essendo un appuntamento molto atteso da telespettatori e addetti ai lavori, non sempre riesce a mantenere le aspettative degli ascolti.
Sulla scia dei programmi storici che tornano in auge, Mediaset rispolvera l’ennesimo format che ha fatto la sua storia.
Un format tra leggerezza e costruzione drammaturgica
Nato da un’idea di Fatma Ruffini, storica autrice di Mediaset, e Salvatore De Pasquale, Scherzi a Parte ha debuttato nel 1992 rivoluzionando il concetto di candid camera in Italia.
Il format parte sempre da una situazione apparentemente realistica, costruita con la complicità di amici o familiari della vittima prescelta, per poi far precipitare tutto in un contesto assurdo e paradossale.
La suspense nasce dal progressivo scardinamento delle aspettative della vittima, costretta a confrontarsi con una realtà fittizia che diventa progressivamente più insostenibile.
Scherzi a Parte e le sue edizioni: come è cambiato il programma di Canale 5
Accanto agli scherzi filmati, Scherzi a Parte ha sempre mantenuto una componente di intrattenimento in studio, che nel tempo ha subito lievi adattamenti.
La storia di Scherzi a Parte attraversa oltre tre decenni di televisione: dal debutto su Italia 1 nel 1992 con Teo Teocoli e Gene Gnocchi, fino al ritorno affidato a Max Giusti per la stagione 2026, in partenza il 1° marzo.

Una delle novità principali dell’edizione 2022 di Enrico Papi è stata lo scherzo ‘in diretta’, che vedeva il conduttore interagire dal vivo con i protagonisti durante la messa in onda dello scherzo. Fonte: screenshot Mediaset Infinity
Una delle caratteristiche portanti di Scherzi a Parte è la realizzazione di scherzi in studio ai danni degli ospiti in puntata.
Queste incursioni improvvise servono a spezzare il ritmo del programma, ponendosi come raccordi tra uno scherzo e l’altro.
La svolta del 2012: Scherzi a Parte Varietà
Nel 2012 il programma cambia registro con la conduzione di Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu.
Con il loro arrivo, la trasmissione prova a puntare sulla componente di varietà: monologhi satirici, momenti musicali e maggiore presenza scenica dei conduttori.
Il programma cambia anche nome e diventa Scherzi a Parte Varietà.

Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu all’interno dello studio di Scherzi a Parte Varietà mentre provano in vista della messa in onda. Fonte: pagina Facebook Scherzi a Parte
L’operazione mira ad avvicinare il format a un intrattenimento più contemporaneo, contaminato dal linguaggio della satira televisiva e meno legato esclusivamente al meccanismo della candid camera.
Tuttavia, in questa nuova versione il programma sembra non riuscire a intercettare pienamente l’interesse del pubblico. Gli ascolti medi, infatti, si attestano intorno ai 4,2 milioni di spettatori, con poco più del 18% di share.
Paolo Bonolis e la contaminazione con Le Iene
Un’altra svolta significativa arrivò con l’edizione condotta da Paolo Bonolis insieme al gruppo de Le Iene, uno speciale articolato in due puntate.
Il tono divenne più irriverente mostrando una contaminazione più evidente con il linguaggio satirico del programma di Italia 1.
Gli ascolti furono ottimi, raggiungendo risultati che il programma non registrava da diversi anni: 6,1 milioni di spettatori e quasi il 26% di share.
Nel 2018, Paolo Bonolis torna alla guida del programma per una seconda edizione di quattro puntate.

Nello studio di Scherzi a Parte (edizione del 2018), Paolo Bonolis conduce un’intervista brillante e divertente a Barbara d’Urso, storica protagonista della televisione italiana ed ex volto Mediaset. Fonte: screenshot video Mediaset Infinity
Tuttavia, l’interruzione della collaborazione con Le Iene incide negativamente sul successo dell’operazione. Gli ascolti del programma di Canale 5 subiscono una drastica flessione, arrivando quasi a dimezzarsi rispetto alla stagione precedente.
Scherzi a Parte 2026: il ritorno con Max Giusti
Si arriva infine alla nuova edizione affidata a Max Giusti. La scelta di un volto noto per la comicità e le imitazioni appare strategica: l’obiettivo sembra essere quello di recuperare il tono di familiarità e ironia delle edizioni più amate.

Oltre alla nuova avventura di Scherzi a Parte, Max Giusti è attualmente il volto del preserale di Canale 5 con Caduta Libera. Raccogliendo l’eredità di Gerry Scotti, Giusti dimostra una notevole versatilità, passando con disinvoltura dal ritmo incalzante del game show alla conduzione più istrionica del varietà.
Candid camera e social media: un linguaggio quotidiano
Se negli anni ’90 Scherzi a Parte rappresentava un vero e proprio evento televisivo — basti pensare alla prima puntata dell’edizione del 1994, accolta da quasi dieci milioni di spettatori — dagli anni Duemila in poi gli ascolti hanno iniziato a mostrare un andamento più oscillante.
Il problema non è solo creativo, ma anche culturale.
In un ecosistema dominato dai social e dai video brevi, la candid camera è diventata un linguaggio diffuso e quotidiano.
La televisione generalista non compete più con il nulla, come avveniva prima dei social, ma con migliaia di micro-scherzi disponibili in tempo reale sulle piattaforme.
Un altro aspetto cruciale riguarda l’evoluzione del rapporto tra celebrità e pubblico. Negli anni ’90 Scherzi a Parte rappresentava uno dei pochi luoghi in cui era possibile vedere un VIP “senza filtri”.
Oggi, attraverso i social, i personaggi dello spettacolo condividono la propria quotidianità e personalità, rendendo il loro carattere molto più prevedibile agli occhi dello spettatore.
Di conseguenza, una reazione che un tempo lasciava a bocca aperta oggi rischia di apparire scontata o già vista.
Scherzi a Parte: il confine tra realtà e finzione
Uno dei punti di domanda che accompagna Scherzi a Parte sin dalle sue prime edizioni riguarda la veridicità degli scherzi.
Il sospetto, alimentato dai critici televisivi e, negli anni più recenti, dal web è che molte vittime siano in realtà complici consapevoli della produzione.
Questo dubbio nasce dalla reazione di alcuni VIP, apparsa talvolta “troppo cinematografica” o fin troppo controllata davanti a situazioni paradossali.
A mettere in dubbio gli scherzi è stata spesso anche Striscia la Notizia, evidenziando incongruenze tecniche.
In un celebre servizio dedicato allo scherzo a Laura Chiatti, bloccata in una porta girevole, la sciarpa dell’attrice appariva e scompariva tra un’inquadratura e l’altra.
Simile il caso di Carlo Ancelotti, dove la fede nuziale dell’allenatore era presente solo in alcune scene.

Laura Chiatti in un servizio di Striscia la Notizia del 2009 in cui vengono portate alla luce alcune presunte anomalie. Fonte: screenshot video Mediaset Infinity
Questi errori di continuità suggeriscono che le scene siano state girate più volte e montate ad arte, alimentando il sospetto che la candid camera faccia parte di una costruzione sceneggiata.
In questo scenario, il confine tra la realtà della candid camera e la finzione del genere si fa labile.
C’è anche da dire che il pubblico moderno, consapevole delle dinamiche televisive, sa che la televisione è spesso un prodotto ibrido tra spontaneità e costruzione narrativa, privilegiando la qualità della reazione rispetto alla pura autenticità.
In questo senso, esistono programmi in cui la componente costruita è dichiarata o ampiamente riconosciuta, come accaduto in passato per Forum, dove alcune storie erano ricostruite dagli autori pur mantenendo l’impianto del racconto realistico.
Scherzi a Parte: un simbolo della televisione generalista italiana
La storia di Scherzi a Parte è, in fondo, anche la storia della televisione generalista italiana moderna.
Il suo ritorno non è mai soltanto una scelta di palinsesto: è un test produttivo, culturale e creativo.
Produttivo, perché dimostra quanto i programmi del passato rappresentino ancora una garanzia in un sistema televisivo che fatica a sviluppare nuove idee e generare nuovi format.

Il logo dell’edizione 2026 di Scherzi a Parte, simbolo del ritorno dello storico format di Canale 5. Fonte: pagina facebook Scherzi a Parte
Culturale, perché misura quanto il pubblico è ancora disposto a crederci in un’epoca in cui reality e social media espongono continuamente i meccanismi della costruzione televisiva.
Creativo, perché la candid camera deve costruire un racconto efficace, capace di trattenere l’attenzione di uno spettatore sempre più abituato a questo genere.
La TV come bolla narrativa
Oggi il pubblico è consapevole dei meccanismi produttivi, eppure continua a cercare queste trasmissioni che regalano leggerezza e sospensione.
In un periodo storico segnato da instabilità, l’intrattenimento assume anche una funzione di compensazione: non evasione totale, ma parentesi emotiva.
In questo senso, l’intrattenimento come Scherzi a Parte può diventare una piccola bolla narrativa, uno spazio controllato in cui la sorpresa è prevista, la tensione è dosata e il finale è rassicurante.
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