Il primo della classe, il corto Rai che parla di violenza e deepfake
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Il primo della classe su RaiPlay è un cortometraggio che affronta il tema della violenza e il problema sempre più attuale della difficoltà di distinguere immagini vere e false nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
Scritto e diretto da Andrea Ricciotti, prodotto da One More Pictures con RAI Cinema, il corto ha vinto l’VIII edizione de La Realtà Che Non Esiste, il contest dedicato agli storyteller under 35 che sviluppano storie con tematiche sociali legate all’uso delle tecnologie e dei social media.
La colonna sonora comprende il brano La Fretta di Tredici Pietro.
Il primo della classe su RaiPlay: un’accusa e un video che sembra parlare chiaro
Vincenzo, interpretato da Samuel Carrino, è uno studente delle superiori.
Un giorno, la sua ex fidanzata Aurora (Alessia Cosmo), che frequenta la sua stessa classe, si presenta a scuola con un occhio nero e lo accusa di averle dato un pugno.

Nel ruolo di Vincenzo c’è Samuele Carrino, già interprete del film Il ragazzo dai pantaloni rosa. Fonte: RaiPlay.it
Lui si dichiara innocente e continua a negare ogni responsabilità.
A rendere tutto più complicato è la comparsa di un video che sembra mostrare proprio l’aggressione.
Ripreso da dietro, mostra un ragazzo che sembra proprio Vincenzo mentre colpisce la ragazza.
Le immagini paiono confermare l’accusa, ma il ragazzo sostiene che si tratti di un deepfake, un filmato manipolato attraverso l’intelligenza artificiale.

Il video che mostra la presunta aggressione di Vincenzo ad Aurora. Fonte: RaiPlay.it
Durante la visione del corto di RaiPlay ci si ritrova così a chiedersi più volte se Vincenzo sia davvero il responsabile o se la ragazza stia mentendo.
Il primo della classe su RaiPlay costruisce proprio su questo dubbio una parte importante della sua storia: il video è autentico oppure è stato costruito per incastrarlo?
Il confronto tra Vincenzo e Aurora — spoiler
La vicenda arriva a un momento decisivo quando Aurora si presenta a casa di Vincenzo e gli comunica che intende denunciarlo.
Lui pensa inizialmente che sia venuta per scusarsi e le propone di realizzare un video in cui racconti quella che, secondo lui, sarebbe la verità.
Aurora rifiuta. Lo definisce manipolatore e violento e spiega di non averlo denunciato prima perché credeva che il filmato fosse sufficiente.
Ora, invece, ha deciso di procedere. Vincenzo continua a sostenere che con l’intelligenza artificiale si possa creare qualsiasi cosa e accusa la ragazza di cercare visibilità e follower.
Il confronto si fa sempre più teso.

Uno dei momenti più tesi del confronto tra Vincenzo e Aurora. Fonte: RaiPlay.it
Aurora lo provoca, invitandolo a colpirla. Vincenzo è sul punto di farlo, ma l’arrivo del padre, interpretato da Gian Marco Tognazzi, e della sorella (Cecilia Cantarano) interrompe la scena: i due assistono direttamente al suo comportamento.
La tensione resta alta e lo spettatore continua ad aspettare una risposta alla domanda che accompagna tutto il corto: chi sta dicendo la verità?
È un passaggio importante, ma non risolve ogni dubbio sul filmato iniziale.
Quello che accade in casa mostra una reazione concreta di Vincenzo e cambia il modo in cui lo spettatore può leggere la situazione; ma non dimostra che il video precedente documentasse davvero l’aggressione.
Il sorriso che lascia aperte le interpretazioni
Dopo la scena in casa, Aurora se ne va quasi sorridendo.
È un’espressione breve, ma sufficiente a cambiare ancora una volta il modo in cui leggiamo quello che è appena successo.
A prima vista, il sorriso può sembrare quasi malizioso. Viene da pensare che la ragazza sia soddisfatta di aver provocato Vincenzo e di averlo spinto a una reazione che potrebbe essere usata contro di lui.
Ma c’è anche un’altra possibilità: Aurora potrebbe sorridere perché si sente finalmente più leggera, dopo che il padre e la sorella del ragazzo hanno visto di cosa è capace Vincenzo.

Aurora lascia la casa di Vincenzo dopo il confronto, con un sorriso difficile da interpretare. Fonte: RaiPlay.it
Il cortometraggio non spiega quale delle due interpretazioni sia quella corretta.
Ed è proprio questa ambiguità a rendere efficace la conclusione.
Lo spettatore è costretto a ripensare a quanto ha visto, senza poter contare su una spiegazione che metta definitivamente ordine nella vicenda.
Quando l’intelligenza artificiale mette in crisi le nostre certezze
Il corto affronta la violenza sulle donne senza separarla dal tema della manipolazione digitale. Il deepfake non è soltanto un elemento della trama: è ciò che mette in crisi la fiducia in un’immagine che, a prima vista, sembra inequivocabile.
Vedere una scena con i propri occhi sembra offrire una certezza diversa da quella che può derivare da un racconto. Ma cosa succede quando quelle immagini possono essere generate o manipolate?

Aurora e Vincenzo discutono a scuola. Fonte: RaiPlay.it
Il corto porta questo interrogativo dentro una vicenda in cui le conseguenze possono essere molto concrete.
Un filmato può influenzare il giudizio dei compagni, alimentare sospetti e compromettere la reputazione di una persona.
La possibilità che sia falso non elimina il danno provocato dalla sua circolazione.
Il primo della classe non offre una soluzione a questo problema, ma mostra quanto sia complicato orientarsi quando ciò che vediamo sembra contraddire ciò che una persona racconta.
Il primo della classe: un corto che fa riflettere sui rischi del deepfake
Il primo della classe è un corto ben girato e la vicenda riesce a mantenere viva l’attenzione, trovando proprio nel finale il suo momento più significativo.
La cosa interessante è che il dubbio sul video non rimane una questione puramente tecnologica.
Si intreccia con la violenza, con le accuse e con il modo in cui siamo portati a giudicare gli altri.
Vincenzo continua a sostenere di essere innocente, ma il suo comportamento finale rende più difficile accettare senza riserve la sua versione.
Aurora, dal canto suo, rimane una figura difficile da interpretare fino all’ultima inquadratura.
Resta una sensazione di amarezza, perché la storia mette insieme due questioni che possono avere conseguenze molto concrete: la violenza sulle donne e la difficoltà di distinguere il vero dal falso in un mondo in cui l’intelligenza artificiale può modificare ciò che vediamo.
Il primo della classe su RaiPlay non cerca una risposta definitiva.
Lascia invece una storia su cui continuare a riflettere e una domanda che rimane sullo sfondo anche dopo la fine del corto: quanto siamo disposti a mettere in discussione quello che crediamo di aver visto?
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