Pollon: l'eterna bambina che incanta tra mito e quotidianità

Pollon ribalta la mitologia greca: una commedia animata tra guai, grottesco e ironia, capace di far ridere bambini e stupire adulti.
21 Febbraio 2026
c'era una volta Pollon sigla Pollon https://www.youtube.com/watch?v=HJoeKalm HM&list=RDHJoeKalm HM&start radio=1
Pollon nella sigla, pronta a trasformare l’Olimpo in un caos comico e affascinante. Fonte: Lo screenshot di Pollon è tratto dal video della sigla ufficiale disponibile sul canale 5o0miles di YouTube.
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C’era una volta Pollon non racconta la mitologia greca: la smonta.

La serie nasconde una delle operazioni culturali più interessanti dell’animazione giapponese: trasformare i miti in un racconto per bambini, o quasi.

Pollon ha segnato l’infanzia di intere generazioni di spettatori italiani. Ma basta guardarla oggi con occhi adulti per accorgersi che sotto la superficie scanzonata si muove qualcosa di più complesso.

La serie è un racconto che gioca costantemente su più livelli, capace di far sorridere i bambini e, allo stesso tempo, di strappare più di un sopracciglio alzato agli adulti.

Dal manga all’anime, dal Giappone all’Italia

Pollon nasce come manga di Hideo Azuma, autore celebre per la capacità di mescolare comicità surreale e riferimenti colti.

L’adattamento animato va in onda in Giappone nel 1982 con il titolo Pollon no Haro! e conta 48 episodi, della durata di circa 20 minuti ciascuno.

Il cartone debutta su Italia 1 nel 1984 all’interno di Bim Bum Bam, storico contenitore pomeridiano per bambini e ragazzi trasmesso dalla metà degli anni Ottanta fino ai primi anni Duemila.

Pollon

Pollon, la protagonista del cartone animato che racconta la mitologia greca in modo divertente e irriverente. screenshot video YouTube

La serie si inserisce in una programmazione in cui i cartoni animati non erano ancora rigidamente divisi per target o reti tematiche, ma convivevano tra intrattenimento generalista e programmazione per bambini.

Il successo di Pollon in Italia si deve anche alla sigla, cantata da Cristina D’Avena, diventata una delle più iconiche della sua carriera.

La serie conquista subito il pubblico grazie a un linguaggio fresco e colorato, lontano dai tradizionali cartoni occidentali, capace di combinare leggerezza, ironia e riferimenti mitologici, creando un equilibrio tra intrattenimento infantile e sottili allusioni per un pubblico più adulto.

La vita sull’Olimpo come una commedia

Pollon vive sull’Olimpo, il celebre monte dove le storie mitologiche vengono studiate a scuola e raccontate in modo serio in film e fiction.

Ma in C’era una volta Pollon l’Olimpo non è un luogo solenne: è caotico, litigioso, pieno di guai simili a quelli degli esseri umani, dove gli dèi non osservano gli uomini dall’alto con distacco, ma bevono troppo vino e si comportano in modi comici e imprevedibili.

La serie si apre con un insetto-narratore che introduce un “popolo felice vissuto sull’Olimpo”, da cui le divinità controllano la vita degli uomini.

Poseidone, steso a osservare le dee mentre fanno il bagno, è protagonista di una delle scene più emblematiche della serie. Fonte: screenshot video YouTube

Tra dee che nuotano nude, Poseidone malizioso e Apollo già su di giri per il vino, irrompe Pollon, determinata a diventare una vera divinità e persino pronta a sostituire il padre alla guida del carro del sole per rimediare alle sue sbronze mattutine.

In questo caos, il mito viene desacralizzato e trasformato in commedia, e la vita sull’Olimpo diventa un’esilarante spettacolo tra guai e risate.

I personaggi di Pollon: dèi greci con difetti molto umani

Pollon è uno dei rari casi in cui una protagonista femminile infantile non è costruita come modello morale, ma come soggetto imperfetto e libero.

La bambina è una delle principali fonti di comicità del cartone: gli inciampi, le smorfie e le idee strampalate fanno ridere tanto quanto le disavventure degli dèi che la circondano.

Molti episodi giocano con la conoscenza implicita dei miti: lo spettatore ride perché riconosce l’originale e ne coglie la deformazione.

Apollo, divinità del sole, è un padre distratto, narcisista e spesso irresponsabile. La sua autorità viene costantemente messa in discussione, trasformando il rapporto padre-figlia in una dinamica moderna.

Pollon

Apollo, il padre distratto; Zeus, il nonno libertino; e il Ciclope, trasformato da mostro a spalla comica. Un’istantanea del “popolo felice” che ha smontato la mitologia greca a colpi di gag e imperfezioni. Fonte: screenshot video YouTube

Zeus non è solo un donnaiolo ma vero e proprio predatore comico. Le gag lo mostrano spesso intento a spiare ninfe e dee, soprattutto durante il bagno, o a tentare approcci maldestri e insistenti, puniti immancabilmente dai fulmini di Era.

Questo voyeurismo caricaturale non riguarda solo Zeus, ma diventa una cifra stilistica ricorrente di molti personaggi maschili della serie.

Eros

Pollon ed Eros nel bosco dell’Olimpo. Fonte: screenshot video YouTube 

Anche Eros si discosta dall’immagine dell’angelo dell’amore platonico. Qui è rappresentato come un ragazzino dominato da fissazioni evidenti, con gag costruite attorno al desiderio, al contatto fisico e all’attrazione per le dee sempre esasperate in chiave comica e mai realistiche.

L’estetica del Grottesco in Pollon

L’aspetto grottesco della serie si manifesta innanzitutto nella deformazione fisica e caratteriale delle divinità dove la bruttezza è una scelta narrativa.

Pensiamo a Eros: non è il leggiadro fanciullo che scocca frecce d’amore, ma un “cupido” goffo con le ali troppo piccole per il suo corpo. La sua bruttezza è funzionale alla gag: il dio dell’amore che non trova l’amore è il vertice del grottesco.

Lo sguardo adulto: l’umorismo scollacciato di Pollon

La serie Pollon è intrisa di un umorismo con riferimenti lievemente erotici, allusivi, mai espliciti, tipico dello stile di Hideo Azuma. Questo livello convive con la comicità infantile e introduce una seconda chiave di lettura per lo spettatore adulto.

La nudità “casuale”, frequente nelle scene di bagno, rispecchia la cultura visiva giapponese dell’epoca, dove il corpo nudo non era necessariamente percepito come scandaloso.

Un esempio famoso è presente ne Il mio vicino Totoro di Hayao Miyazaki, dove uno dei protagonisti fa il bagno con le sue due bambine, Satsuki e Mei: una scena tenera e quotidiana in Giappone, ma che per il pubblico europeo potrebbe apparire ancora oggi insolita.

Nella versione italiana di Pollon, molte sequenze sono state censurate o ridotte, ma l’ammiccamento resta leggibile nel sottotesto, sottolineando il diverso approccio culturale tra Giappone ed Europa.

Pollon – Sigla Completa ITA
Pollon - Sigla Completa ITA

Impossibile non citare la celebre “polverina dell’allegria“: una sostanza magica legata alla speranza del vaso di Pandora, che Pollon spruzza sugli dèi o sui personaggi delle sue disavventure, pronunciando la famosa frase “Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria!”.

Attraverso il gioco di parole e l’effetto euforico, la gag ha sempre suggerito un’ironia più ambigua, leggibile anche da un pubblico adulto.

C’era una volta Pollon: un cult tra cinismo e allegria

Pur raccontando a suo modo la mitologia, con quella che potrebbe sembrare una missione educativa, Pollon non è paragonabile a produzioni più recenti come Peppa Pig o Curioso come George, che si caratterizzano per una struttura narrativa decisamente più pedagogica, con obiettivi di apprendimento chiari.

In Pollon, la lezione morale o culturale emerge tra le gag, il grottesco e le situazioni comiche, lasciando spazio all’ironia e alla libertà narrativa.

Forse è per questo che Pollon oggi sorprende più di ieri. Non perché fosse “avanti”, né perché fosse innocente, ma perché non aveva paura di essere ambigua.

In un’epoca in cui l’animazione per bambini tende a spiegare tutto, C’era una volta Pollon resta un oggetto irregolare: una commedia capace di far ridere senza rassicurare del tutto e di lasciare, dietro una canzoncina allegra, un senso di disincanto.

 

 

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