Eurovision Song Contest: storia, ascolti e perché è diventato un fenomeno globale
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Ogni anno, a maggio, l’Europa aspetta con entusiasmo l‘Eurovision Song Contest: uno spettacolo capace di trasformare una gara musicale in un evento che mescola musica, identità e dinamiche culturali.
È intrattenimento, ma anche rappresentazione: ogni Paese porta sul palco una canzone, ma soprattutto un’idea di sé.
Storia dell’Eurovision Song Contest: dalle origini a oggi
L’Eurovision Song Contest, noto anche con l’acronimo ESC, nasce nel 1956 a Lugano, su iniziativa del giornalista italiano Sergio Pugliese, ispirato al Festival di Sanremo.
L’idea era chiara fin dall’inizio: usare la musica per ricucire un continente appena uscito dalla guerra.
Da allora, l’evento è cresciuto fino a diventare uno degli appuntamenti televisivi più seguiti al mondo, capace di coinvolgere centinaia di milioni di spettatori e di aprirsi anche a Paesi non europei come l’Australia.
Come funziona l’Eurovision Song Contest: regole e votazioni
Ogni Paese seleziona il proprio artista che compete per conquistare nelle semifinali uno dei 20 posti disponibili per la serata finale.
I cosiddetti Big Five — Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna — accedono automaticamente all’ultima serata in quanto fondatori e principali contributori economici dell’evento. Nell’edizione 2026, tuttavia, la Spagna è assente per protesta contro la partecipazione di Israele.

Una regola che oggi continua a far discutere: molti la considerano ormai superata e poco equa, perché garantisce a questi Paesi un accesso diretto alla finale senza passare dalle semifinali.
Un privilegio che, per alcuni, si allontana dallo spirito di uguaglianza e competizione alla base dell’Eurovision.
Il sistema di voto combina giurie nazionali e televoto: ogni Paese assegna punti da 1 a 12, senza poter votare per sé stesso, e i risultati vengono uniti per determinare la classifica finale.

Un momento che resterà nella storia dell’Eurovision: l’Italia ha scelto Topo Gigio come portavoce ufficiale per svelare i voti della giuria nazionale durante la finale di Basilea 2025. Fonte: screenshot Raiplay.it
Ed è proprio qui che il gioco si complica: tra vicinanze culturali e equilibri geopolitici, il voto diventa spesso qualcosa di più di una semplice preferenza musicale.
Il momento clou della finale dell’Eurovision Song Contest è l’annuncio dei risultati, che costruisce un crescendo emotivo capace di tenere milioni di spettatori incollati allo schermo
Perché l’Italia non ha partecipato all’evento dal 1998 al 2010
Nonostante sia uno dei Paesi fondatori, l’Italia è rimasta assente dall’Eurovision per oltre un decennio, dal 1998 al 2010.
Una scelta legata principalmente a uno scarso interesse da parte della Rai in quegli anni, quando l’evento veniva percepito come distante dal gusto del pubblico italiano e poco competitivo rispetto al Festival di Sanremo.
Il ritorno avviene nel 2011 e segna l’inizio di una nuova fase, sia sul piano musicale che televisivo.
Da quel momento, la Rai costruisce progressivamente attorno all’Eurovision un racconto più strutturato, fino a trasformarlo in un appuntamento centrale del palinsesto.
Gli ascolti in Italia dell’Eurovision Song Contest
Questo ritorno segna anche un percorso di riscoperta da parte del pubblico italiano, evidente nei dati d’ascolto.
La finale del 2011, trasmessa su Rai2 e commentata da Raffaella Carrà, rappresenta un primo test: poco più di 1,2 milioni di spettatori e uno share del 6,43%.
Un interesse inizialmente tiepido, che cresce lentamente tra il 2012 e il 2014, quando l’evento si stabilizza tra 1,4 e 1,8 milioni di telespettatori.

I Måneskin vincitori dell’edizione 2021 dell’Eurovision. Fonte: screenshot www.eurovision.com
La svolta arriva nel 2015: con Il Volo e il passaggio su Rai1, l’Eurovision supera i 3 milioni di spettatori.
La consacrazione definitiva arriva nel 2021 con la vittoria dei Måneskin, che porta la finale oltre i 4,5 milioni e circa il 25% di share.
Eurovision 2022 a Torino: record di ascolti
Nel 2022, anno in cui l’Italia ospita l’evento a Torino, si registra il record assoluto:
- semifinali: circa 5,6 milioni di spettatori medi e 27% di share
- finale: 6.590.000 spettatori e 41,9% di share
Negli anni successivi, gli ascolti restano intorno ai 5 milioni di spettatori, confermando l’Eurovision Song Contest come uno degli eventi televisivi più importanti in Italia.
Un evento che, in Europa, diventa “totale”
Se in Italia la crescita è stata graduale, in molti Paesi europei l’Eurovision è già da anni un evento totalizzante.
Nei Paesi del Nord Europa, la finale raggiunge share impressionanti, spesso superiori all’80%
Il Successo dell’Eurovision Song Contest non si riscontra solo in quei Paesi ma anche nei grandi mercati televisivi, come Germania, Regno Unito e Spagna, dove i numeri restano altissimi, con milioni di spettatori e quote che viaggiano tra il 40% e il 50% di share.
La differenza è evidente tra i Paesi: mentre in Italia l’Eurovision è un evento di successo ma non centrale come il Festival di Sanremo, in molti altri paesi europei l’Eurovision assume i contorni di un’esperienza quasi totalizzante.
L’Italia all’Eurovision 2026
Mentre ci avviciniamo all’edizione del 2026, l’attenzione è tutta rivolta a Vienna. L’Austria si prepara a ospitare la 70ª edizione del concorso presso la Wiener Stadthalle, dal 12 al 16 maggio.
Dopo la vittoria al 76° Festival di Sanremo, a rappresentare l’Italia sarà Sal Da Vinci con la sua “Per Sempre Sì”.

Sal rappresenta l’artista più maturo in gara, portando una vocalità classica ma potente che sfida il trend dei giovanissimi artisti.
Il brano, interamente in italiano, gode già di un successo clamoroso su Spotify, segnale che la melodia mediterranea conserva un fascino universale.
Perché l’Eurovision è un fenomeno culturale
A quasi settant’anni dalla sua nascita, l’Eurovision Song Contest continua a reinventarsi senza perdere la sua natura originaria.
È spesso criticato per il suo lato a volte eccessivo, ma è anche uno spazio in cui l’Europa si confronta e si mette in scena.

L’ordine di esibizione delle semifinali dell’Eurovision Song Contest 2026 a Vienna: ecco come si sfideranno i Paesi in gara. I Big Four già qualificati alla finale, si esibiranno comunque durante le serate eliminatorie. Fonte: screenshot www.eurovision.com
È uno dei pochi momenti in cui la musica diventa un linguaggio comune, capace di superare confini e differenze.
Ed è proprio in questo equilibrio tra spettacolo e significato che risiede la sua forza: non solo intrattenimento, ma racconto di un continente che, almeno per una sera, smette di essere un’insieme di Paesi e diventa qualcosa di condiviso.
Un momento raro, in cui milioni di spettatori non si limitano a tifare la propria nazione, ma si riconoscono parte di un’unica storia europea.
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