Chi l'ha visto?: la storia del programma di Rai 3 e l'addio di Federica Sciarelli
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Ogni mercoledì sera, per un milione e mezzo di italiani, il telecomando si inchioda fisso su Chi l’ha visto?, chiaramente su Rai 3.
Nato per ritrovare le persone scomparse, il format è diventato un punto di riferimento per il giornalismo d’inchiesta.
Oggi, mentre si moltiplicano le indiscrezioni sull’addio di Federica Sciarelli, la Rai starebbe pensando ad alcune modifiche nella struttura di Chi l’ha visto?, attese già dalla prossima stagione televisiva
In un’intervista rilasciata a Vanity Fair nel 2025, Federica Sciarelli aveva parlato del futuro della trasmissione in vista di un suo possibile addio, dichiarando:
“Dopo di me Chi l’ha visto? lo prenderà in mano qualcuna delle mie bravissime inviate e, in quel caso, non solo lo vedrò ma cercherò di rendermi utile dando tutti i consigli del caso”
Ed infatti a prendere in mano le redino del programma è una delle inviate del programma, Raffaella Griggi.
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Il direttore Approfondimento Rai, Paolo Corsini, in un comunicato stampa ha dichiarato:
La scelta di Raffaella Griggi nasce nella piena continuità con la storia e i valori di Chi l’ha visto?. La sua esperienza maturata all’interno della redazione e come inviata della trasmissione, unita alla sua riconosciuta professionalità di giornalista Rai, rappresentano la migliore garanzia per accompagnare il programma in una nuova fase, nel solco del grande lavoro svolto da Federica Sciarelli, alla quale va il nostro più sincero ringraziamento per gli straordinari risultati conseguiti e per il servizio reso ai cittadini in tutti questi anni.
Nel corso degli anni il programma non si è limitato a documentare la cronaca, ma ha contribuito concretamente a far emergere nuove testimonianze e riaprire indagini.
Chi l’ha visto: dalle persone scomparse al giornalismo investigativo
Chi l’ha visto? debutta su Rai 3 il 30 aprile 1989 con la conduzione di Donatella Raffai, affiancata da Paolo Guzzanti.
L’idea nasce in un’epoca in cui internet non esisteva e la televisione rappresentava il mezzo più efficace per raggiungere milioni di persone.

Donatella Raffai e Paolo Guzzanti nella prima puntata di “Chi l’ha visto?” del 30 aprile 1989. Fonte: Rai Play
L’idea prende ispirazione dalla rubrica “Dove sei?” di Portobello, il programma di Enzo Tortora che già alla fine degli anni Settanta ospitava appelli per la ricerca di persone scomparse.
Nella sua storia il programma ha attraversato diversi cambi di conduzione, ma è nel 2004 che arriva la svolta destinata a ridefinirne l’identità.
Alla guida della trasmissione approda proprio la Sciarelli, giornalista del Tg3, che imprime fin da subito un nuovo taglio editoriale al programma.
Le persone scomparse restano al centro della trasmissione, ma trovano spazio anche omicidi irrisolti e grandi vicende giudiziarie.
Nasce così un equilibrio particolare tra cronaca, inchiesta e servizio pubblico che distingue il programma da qualsiasi altro format televisivo dedicato alla cronaca nera.
Come Chi l’ha visto? ha cambiato il racconto della cronaca in TV
Oggi, però, la cronaca è diventato uno dei generi più presenti nella televisione italiana e molti programmi hanno adottato un modello che, almeno in parte, richiama quello reso popolare da Chi l’ha visto?.
È la dimostrazione di quanto la trasmissione di Rai 3 abbia influenzato il linguaggio e le modalità con cui la televisione italiana racconta la cronaca nera.
Dietro questa struttura unica nel panorama televisivo c’è il lavoro di una redazione che spesso segue la stessa vicenda per mesi, raccogliendo documenti e testimonianze che finiscono per arricchire anche il lavoro degli investigatori.
I casi più emblematici seguiti da Chi l’ha visto
In oltre tre decenni di programmazione, infatti, Chi l’ha visto? ha raccontato praticamente tutti i principali misteri della cronaca italiana.
Tra i casi più seguiti figurano la scomparsa di Emanuela Orlandi, il caso Sarah Scazzi, quello di Yara Gambirasio e l’omicidio di Melania Rea.
Proprio la scomparsa di Sarah Scazzi ha segnato uno dei momenti più emblematici della storia del programma.
Nella puntata del 6 ottobre 2010, durante un collegamento in diretta con la madre della ragazza, venne comunicata la notizia del ritrovamento del corpo, dando vita a una delle pagine più drammatiche e discusse mai andate in onda su Chi l’ha visto?.

Durante la puntata del 6 ottobre 2010, la madre di Sarah Scazzi, Concetta Serrano, apprende in diretta televisiva la notizia del ritrovamento del corpo della figlia durante un collegamento con Chi l’ha visto?. Fonte: servizio Sky TG24.
Molte di queste storie sono state affrontate per anni, con aggiornamenti continui e nuove testimonianze raccolte direttamente dalla redazione.
La scelta editoriale di non abbandonare i casi dopo il clamore mediatico è diventata uno degli elementi distintivi del programma e ha contribuito a mantenere il pubblico nel corso degli anni.
Un successo che attraversa tre decenni
Mentre molti programmi generalisti hanno visto ridursi il proprio pubblico a causa della diffusione delle piattaforme di streaming che ha rubato spettatori alla tv generalista, Chi l’ha visto? continua a rappresentare uno dei punti fermi del palinsesto di Rai 3.
Le puntate più seguite sfiorano il milione e mezzo di telespettatori, con uno share di circa l’8-9%. In alcune occasioni, tuttavia, la trasmissione ha raggiunto ascolti record, sfiorando i 2,5 milioni di spettatori e quasi il 12% di share, come accaduto nella puntata del 21 novembre 2018.
La forza di Chi l’ha visto? risiede anche nella fedeltà del suo pubblico.
Come Un posto al Sole, altro storico pilastro di Rai 3, il programma può contare su uno zoccolo duro di telespettatori che continua a seguirlo indipendentemente dalla controprogrammazione, sia che dall’altra parte ci sia una partita di calcio importante, sia un evento televisivo come il Festival di Sanremo.
È uno dei pochi programmi della televisione italiana a risentire solo marginalmente della concorrenza.
Perché Chi l’ha visto? continua a essere un programma di successo?
Questa fedeltà nasce probabilmente da due fattori.
Da un lato, il programma è entrato stabilmente nelle abitudini di diverse generazioni: per molti il mercoledì sera coincide ormai con l’appuntamento fisso su Rai 3, mentre chi lo seguiva da giovane insieme ai genitori ha mantenuto nel tempo la stessa consuetudine.

Il caso di Manuela Orlandi, scomparsa nella Città del Vaticano, accompagna Chi l’ha visto? da molti anni. A ogni nuovo sviluppo dell’inchiesta, la trasmissione torna sulla vicenda per raccontarne gli ultimi aggiornamenti e approfondire gli elementi emersi. Fonte: screenshot Rai Play
Dall’altro, la scelta editoriale di seguire gli stessi casi per mesi o addirittura per anni costruisce una racconto che invita il pubblico a tornare ogni settimana. Ogni puntata aggiunge nuovi elementi a storie che si evolvono nel tempo, con una struttura che richiama quasi quella delle serie televisive.
Questa continuità non nasce per caso, ma è il risultato del lavoro quotidiano di una redazione che raccoglie migliaia di segnalazioni attraverso lo storico numero 06.8262.
Chi l’ha visto? e il confine tra giornalismo e investigazione
Ed è anche per questo continuo soffermarsi sui casi di cronaca che la trasmissione continua ad alimentare un dibattito che accompagna il giornalismo investigativo da molti anni.
Dove finisce il lavoro dell’informazione e dove comincia quello degli investigatori?
Il rischio di sovrapporsi al lavoro delle forze dell’ordine è una delle critiche più frequenti rivolte non solo a Chi l’ha visto?, ma anche ad altri programmi di approfondimento dedicati alla cronaca.
Allo stesso tempo, però, diversi casi hanno registrato svolte importanti dopo servizi, testimonianze o appelli andati in onda su Rai 3.
Più che sostituirsi alle indagini, il programma ha spesso svolto un ruolo complementare, mantenendo viva l’attenzione su vicende che rischiavano di essere dimenticate.
Più che un semplice programma televisivo, Chi l’ha visto? è diventata una trasmissione simbolo del servizio pubblico della Rai, con tutti gli interrogativi che questo ruolo inevitabilmente porta con sé.
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